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SVILUPPARE INNOVAZIONE, CAMBIARE I METODI DI CONCERTAZIONE E CONOSCERE LA RICERCA


In una fase di crisi congiunturale acuta come quella che attraversiamo non sono più sufficienti i generici richiami all’innovazione ed alla ripresa della crescita economica locale

 

Occorre ripensare integralmente i metodi di concertazione tra sistema delle imprese, parti sociali ed istituzioni locali inserendo nuovi attori e soprattutto rimuovendo le rendite di posizione di cui godono importanti pezzi dell'economia locale improduttiva.

L'azione che il Comitato Piccola Industria di Confindustria di Taranto ha avviato nell'ultimo semestre con la sottoscrizione dei Protocolli di collaborazione con il sistema universitario jonico e la proposta formulata alla Camera di Commercio di Taranto di realizzare, insieme agli attori industriali ed all'università, un "Borsino della Ricerca e dell'innovazione jonica" si muove in questa ottica. Quella di coinvolgere altri attori fondamentali nella spinta per la ripresa svecchiando vecchi ruoli oramai superati dalla globalizzazione e valorizzando nuove forze portatrici di saperi ed innovazione.

La strategia bipolare della concertazione per lo sviluppo sindacati/imprese va migliorata territorialmente ed arricchita con i nuovi attori locali che nell'ultimo decennio si sono fatti strada nella nostra terra: Le università, il privato sociale, le giovani aziende innovative e di ricerca, gli enti gestori dei beni culturali ed ambientali.

Il processo di integrazione e sintesi territoriale delle risorse non ha alternative di fronte alle sfide che abbiamo di fronte."Non più chi grida: crescita, crescita; ma chi prepara le vie per una ripresa dello sviluppo basato sulla ricerca e le sue ricadute positive sul territorio". Sembra uno slogan, ma descrive bene le attese di una cospicua fetta di piccoli industriali locali che attendono di passare dalle tante parole ai fatti; dai tormentoni periodici sulla ricerca e l'innovazione, all'incontro quotidiano, positivo ed economicamente fruttuoso tra il mondo della ricerca e le imprese, tra l'Università ed il sistema locale di produzione della ricchezza.

Occorre ridefinire con nettezza le nuove centralità e praticarle; non enunciarle solo nei convegni.

Vanno concretamente coinvolte le università locali, se scelgono di lavorare con il territorio rimanendo in cattedra ,ma facilitando la comunicazione con le tante imprese che cercano nuovi materiali, nuovi metodi, reti di ricerca e soprattutto opportunità di confronto permanente con chi studia i fenomeni ed i processi concreti.

Devono esserci gli enti locali e pubblici, per riaprire una nuova primavera della concretezza mettendosi in gioco rispetto alle nuove sfide e rinunciando a qualche rendita di posizione che le fa solo apparire vecchie e superate nel confronto con i problemi reali.

Le imprese hanno altri tempi, devono correre e non possono attendere le lungaggini, i tentennamenti e la scarsa voglia di innovare del pubblico, tutti compresi.

I nuovi caratteri dello sviluppo passano attraverso il coinvolgimento autentico e non politico sulla declinazione in scelte concrete dei nuovi nomi dati a tematiche care al tessuto economico-produttivo dell'area tarantina: Nuovi materiali, metodi e reti, lo ripeto ancora una volta, sono i possibili pilastri delle collaborazioni e delle risorse finanziarie da attivare, soprattutto di quelle pubbliche, concertando in modo nuovo e coinvolgendo tutte le forze sane senza il timore di perdere quel timone che oramai non porta più nessuna barca.

 

Massimo Di Giuseppe

Presidente Comitato Piccola Impresa di Confindustria Taranto.

 

12/05/2011
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